
Emma La Spina, Il suono di mille silenzi
Dopo l’enorme successo di ” La bambina che non esisteva”, un’altra grande storia di infanzia negata.
Un racconto che colpisce dritto alla coscenza , al cuore, per la crudezza e la crudeltà dei contenuti.
Una storia che indigna, commuove.
Una storia indimenticabile….
La terribile infanzia di Emma decima figlia di una madre che ne ha abbandonati undici, vissuta segregata in un orfanotrofio da incubo, senza una carezza, una parola dolce, un sorriso: senza un’ infanzia.
Un quotidiano fatto di botte, violenze psicologiche, soprusi, fatiche in un luogo di depravazione dove i mille silenze provocano solo…Un autentico terrore!
Una lotta disperata senza senso, quella di una bambina che rivuole una vita che non conosce, rivuole un amore che non ha provato, ma che nel suo intimo sa esistere, la fuga verso un mondo sconosciuto, da un incubo che non può essere la vita di un bambino. Eppure quella di Emma è la storia di tantissimi bambini …
Racconta Emma : …Era il primo giorno di scuola.
«Come ti chiami?» chiese l’insegnante.
«Emma» risposi.
«E poi?»
E poi cosa? Non capivo. Restai muta.
Le altre bambine ridevano, prima sommessamente, poi fragorosamente.
L’insegnante prese a scorrere il registro. Andò per esclusione.«Forse sei questa: La Spina» disse.
Fu così che seppi il mio cognome.
Federica Malvicini
“Perché ho scritto questo libro?Ho scritto questo libro spinta da un autentico bisogno interiore. Ho trascorso l’infanzia e la prima giovinezza in un istituto per bambini abbandonati, credendo che la vita, la vita di tutti, fosse simile a ciò che a me era toccato in sorte: sevizie fisiche e psicologiche continue, ignoranza dei più elementari fatti dell’esistenza, miseria profonda. Il giorno stesso in cui ho compiuto diciotto anni, venute meno le sovvenzioni pubbliche, sono stata buttata in strada, letteralmente, senza la minima preparazione. Abbandonata in un deserto affollato così differente da quello che fino a quel momento avevo conosciuto.E non meno ostile. Gli esterni, gli altri, così diversi, mi sembravano alieni. Poi, piano piano, ho capito che l’aliena ero io. Le mie vicende, e quelle delle mie compagne di sventura, sembrerebbero accadute in un passato lontanissimo, oppure in paesi lontani e imperscrutabili, e invece non è così. Possono sembrare invenzioni, ma è tutto terribilmente vero. Ho cambiato solo i nomi dei personaggi, quasi tutti ancora viventi. Solamente il mio nome non ho cambiato, il nome che mi fu imposto. Quel nome è la bandiera della mia sofferenza e della mia riscossa. Ho scritto tutto questo per le mie compagne, che ancora vivono nel profondo timore di parlare delle loro sofferenze, quasi ne siano state le carnefici e non le vittime. Ho scritto tutto questo per spalancare porte che per troppo tempo sono rimaste chiuse, per illuminare camere buie, per far crollare muri cementati con l’indifferenza e l’ipocrisia. Ma soprattutto, ho scritto tutto questo perché non sono mai riuscita a urlarlo prima. Sono una delle mille bambine in silenzio nelle grandi stanze di un istituto.
Emma La Spina”
EMMA LA SPINA ha quarantotto anni e vive in Sicilia. Questa è la sua storia.