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La lista della Felicità

La lista della Felicità

Saviano, sul giornale la Repubblica, aveva proposto ai suoi lettori di stilare una lista della Felicità, impegnandosi lui stesso per primo.

Ed è così che più di 6.000 lettori hanno inviato la propria, scrivendo una classifica dei desideri e beni primari che li porterebbero ad una più sicura felicità.

Anche lui si è raccontato ai giornalisti, scrivendo quali siano i fattori fondamentali nella sua vita.

I lettori forse avranno stilato elenchi di priorità che i più cinici, potranno considerare semplicemente carichi di buonismo e ipocrisia..ma la maggior parte degli italiani non hanno ancora perso l’orientamento nella sua vita, e crede ancora nella possibilità di realizzare i suoi sogni!

Molti sicuramente avranno fatto riferimento ad un mondo più pulito, dotato solamente di auto elettriche ed auto ecologiche, come mostrano alla tv nella pubblicità dell’enel..chi avrà pensato all’esigenza di guadagnare più soldi per essere felice e chi invece avrà parlato della ricerca di altre persone buone e ricche di sentimenti..

E voi cosa scrivereste nella vostra lista della Felicità?

Sicuramente io al primo posto metterei la presenza e la vicinanza dei miei cari, dei miei affetti e amori, di cui non potrei mai veramente fare a meno..poi ovviamente per essere felice è necessaria anche la salute, una delle priorità più importanti..no?

Alla prossima puntata

Laura Sangalli

 

 

Atlanti e libri illustrati

Atlanti e libri illustrati

Sin da piccoli ci confrontiamo con lo splendido mondo della lettura..è la mamma, o il papà, oppure i nonni, che prima di dormire, ci raccontano una storia, ci leggono una favola, e noi veniamo per la prima volta in contatto con un libro illustrato..

La nostra fantasia inizia così a svilupparsi, e giorno dopo giorno, tutto questo ci insegnerà ad apprezzare la lettura.

Da grandi, nonostante lo stress della vita quotidiana, ci ritagliano comunque un po’ di tempo per coltivare quel piacere, che sin da piccoli abbiamo apprezzato, nella lettura di un buon libro.

C’è però chi non legge solamente libri…infatti in molti amano sfogliare gli atlanti e i libri illustrati.

Sinceramente non ho mai capito chi in libreria, acquista i libri illustrati..come ad esempio quelli che parlano delle città, dell’arredamento, della natura, dello sport e infine sì, anche delle auto novità.

E invece, c’è chi ne va matto, e addirittura li colleziona per edizioni e argomento…come questo nuovo libro sulle Fiat 500, che ripercorre la loro intera storia..

E a voi è mai capitato di imbattervi in tale genere di letteratura?

Che così secondo me non si può nemmeno definire..io la farei rientrare nella categoria della fotografia, non trovate?

Alla prossima puntata cari amici e…buona lettura!

Laura Sangalli

 

 

Giorgio Faletti: L’altra faccia della Luna


Giorgio Faletti, Mr. "Quatto Milioni"

Non è simpatico a tutti ed all’inizio, sinceramente, non lo era neanche a me. Pensare a Giorgio Faletti come uno scrittore di successo, vedere il suo romanzo pubblicizzato su riviste e TV, toccava e intaccava pesantemente quel lato purista della mia anima con il quale valuto un’opera letteraria quando si presenta sul mercato. “Insomma – borbottava il mio ego grosso come una casa – neanche il grande Umberto Eco vende così tanto come quell’ex comico da strapazzo!”. E questo perché nessuno fino a qualche giorno fa almeno, aveva osato mettere nero su bianco delle perplessità che tutti avevano ed hanno su questo fenomeno letterario che non sembra volersi arrestare.

Poi è successa una cosa strana. Mister “Quattro Milioni”, in riferimento alle copie che ha raggiunto in termini di vendita, è andato ospite alle Invasioni Barbariche, intervistato da Daria Bignardi. Ho iniziato a guardare il programma con curiosità ed interesse per vedere quella tosta della Daria mettere sotto pressione il fenomeno emergente della letteratura italiana di genere.

Ma dopo aver visto l’intervista mi sono subito subito detto: “Con questo tipo ci andrei a cena!”. A convincermi che forse era il caso di tornare indietro nei miei pregiudizi è stato proprio il celato cinismo della Daria col quale ha portato avanti l’intervista. La Bignardi durante la trasmissione in diretta gli ricordava continuamente i suoi trascorsi da imitatore, inducendolo e quasi costringendolo a cimentarsi come cabarettista e buffone di corte davanti alle telecamere. E lui senza scomporsi, da vecchio marpione del cabaret, ha iniziato a ricordare i suoi esordi con piacere, quasi con gratitudine, arrivando a nominare ed a rendere omaggio a personaggi sconosciuti ed improbabili come il Bistecca (“L’ho inserito anche nel mio romanzo per rendergli memoria” ha poi detto) in ricordo delle sue prime apparizioni pubbliche alla corte del Drive In.

Finita la trasmissione vado a cercare un po’ di informazioni e ricostruisco la sua storia.

Le ragazze del Drive In

Giorgio Faletti esordì nella trasmissione cult degli anni ‘80 di Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo, recitando i monologhi esilaranti, che oggi apparirebbero finanche grotteschi di Vito Catozzo un poliziotto di origine meridionale trapiantato a Milano, sposato con Derelitta una donna grassa, ma talmente grassa…e con il sospetto di avere un figlio “ricchione” al quale avrebbe sempre voluto far mangiare foulard, fermacapelli e reggicalze che gli vedeva in dosso. Erano gli esordi dell’artista a tutto tondo che sarebbe diventato poi Faletti che con una laurea in tasca iniziò come comico per poi dedicarsi negli anni ‘90 al mondo della musica ed arrivando a scrivere testi per artisti del calibro di Mina, Milva, Gigliola Cinguetti e Angelo Branduardi.

Nel 2002 arriva il successo letterario con Io uccido. Basta dire una cifra: 3.500.000 copie vendute. Il botto che forse nessuno si aspettava. Nasce così a 52 anni, sempre troppo tardi!, uno scrittore di successo, dal genere noir all’italiana che strizza l’occhio alla scuola americana e che oggi è uno dei più ricercati dai lettori nelle librerie. Poi guardo gli estratti dei suoi libri e do’ un’occhiata alla trama del suo ultimo romanzo, Appunti di un venditore di donne, e mi sembra interessante.

La copertina del suo ultimo libro

Milano, fine anni ‘70. Una città dove si sente nell’aria la polvere da sparo esplosa da criminali a piede libero, mafiosi e terroristi e dove domina uno stile di vita dissoluto e godereccio. Bravo è un venditore di donne per l’alta società, escort come le chiameremo oggi, un magnaccia, come lui stesso lo definisce, un personaggio spregevole ma controverso, addirittura affascinante. Conduce la sua vita in perfetta sintonia con il clima di corruzione, sequestri e malaffare della città finché non incontra una donna che sembra risvegliare in lui sentimenti dimenticati. Ed invece è l’inizio di un incubo dal quale potrà svegliarsi contando solo su se stesso.

Quando mi alzo dal computer mi sembra di avere davanti il mondo della mia infanzia, raccontato da uno che avevo conosciuto come quello che mi faceva ridere e che oggi mi vorrebbe raccontare cosa c’era dietro quelle risate, di narrarmi quel buio che nascondeva l’altra faccia della Luna.

L’e-book: innovazione o regresso?

dicembre 16th, 2010 Posted in Altro, Avventura, Romanzi, Saggi, Storici Tags:

L’e-book: innovazione o regresso?

prestiti personaliL’era dell’e-book è ormai iniziata…innovazione tecnologica, che si è introdotta inizialmente in sordina nel mercato, ora è diventata indispensabile, e in forte concorrenza con il mondo dell’editoria “cartacea”.

Certo, per acquistare un’e-book forse serviranno dei prestiti personali, in rapporto all’acquisto di un comune libro stampato, ma è decisamente tutta un’altra cosa..infatti per molti ora è diventato più interessante e divertente leggere un libro, in quanto rimane costantemente illuminato, e non si devono nemmeno girare le pagine, perchè basta un semplice click sullo schermo!

prestiti personali

Sarò tradizionalista, ma l’odore della carta stampata, di un libro nuovo, quando scarti il tuo regalo, e lo apri per la prima volta, trovando nella prima pagina, la dedica dei tuoi cari…non credo possa essere assolutamente paragonabile!

E poi per leggere un bel libro stampato, non abbiamo bisogno di batteria e di presa della corrente..possiamo stare comodamente seduti su un prato, o su un’isola deserta, e rilassarci, immedesimandoci nel protagonista della nostra avventura preferita..

Volete mettere poi il gusto di finire una lettura di migliaia di pagine, un bel mattoncino, sul vostro comodino, che in poche sere terminate soddisfatti?

Ai posteri,certo, l’ardua sentenza..

Alla prossima puntata e…buona lettura!!

Laura Sangalli

 

 

I Buddenbrook

Thomas Mann, I Buddenbrook. Copertina

Thomas Mann pubblicò I Buddenbrook a soli 25 anni nel 1901 incontrando immediatamente un grande successo di vendite e di pubblico. Proprio questo romanzo infatti in seguito gli farà ricevere il premio Nobel per la letteratura, consacrandolo tra i massimi scrittori di lingua tedesca del Novecento.
Del resto I Buddenbrook non erano altro che la storia “romanzata” della sua famiglia e della sua città natale, Lubecca, descritta con una tale aderenza alla realtà che molti cittadini lubecchesi finirono per riconoscersi e sentirsi punti sul vivo dalla descrizione che il loro concittadino ne faceva. Se il tema principale è infatti la storia della famiglia Buddenbrook attraverso più generazioni, sicuramente un’altra protagonista è proprio la città anseatica con i suoi abitanti, le loro manie, i loro tic ma soprattutto i loro vizi e le (poche) virtù che lo scrittore mette a nudo.

Tra le tante famiglie di commercianti che rendono Lubecca una città prosperosa, i Buddenbrook sono una delle più antiche e rispettate, che alla prima metà dell’Ottocento può festeggiare una solida ricchezza e l’acquisto di una grande magione che ne è l’espressione materiale. Ma una volta raggiunti il picco non si può far altro che scendere… e protagonista di questa caduta sarà la generazione di Tom, Tony e Christian, i quali, nonostante le buone intenzioni e la volontà di tener fede ai sani principi di famiglia, opereranno scelte (matrimoni destinati al fallimento, investimenti sbagliati, incapacità caratteriali) che porteranno alla rovina economica e morale.
La tecnica narrativa di Mann punta a focalizzarsi su alcuni episodi chiave che segnano la progressiva disgregazione del nucleo familiare, attraverso uno stile che utilizza a piene mani il Leitmotiv linguistico per caratterizzare i personaggi, dando un vivo quadro non solo di una famiglia tedesca ai principi del nuovo secolo ma di tutta una classe, quella borghese.

Alessandra Gabola

Q

 

Luther Blissett, Q. Copertina

Q. Fin dal titolo il primo libro degli allora Luther Blissett, oggi Wu Ming (per ora),  puntava ad attrarre il lettore giocando una delle carte più vincenti, quella del “mistero”. Del resto lo stesso nome del collettivo bolognese rimandava a un personaggio a dir poco fantasmatico, dietro il quale si celavano ben dieci mani d’autore, in un progetto letterario ed estetico di “multiautorialità” fino ad allora non esplicato con questa forza e coerenza da nessuno in Italia.

La storia è impossibile riassumerla: seguendo il protagonista, senza nome e allo stesso tempo, man mano che si procede, con tante identità diverse, viaggiamo attraverso più e più stati dell’Europa del Cinquecento, incendiata e percossa dalle innumerevoli guerre di religione. E la religione, con la battaglia tra Cattolicesimo e Riforma, è sicuramente lo snodo narrativo principale. E se i buoni, impersonati dal nostro eroe, vengono spesso sconfitti ma riescono sempre a rialzarsi, l’altro piatto della bilancia dell’epica lotta tra bene e male, libertà e oppressione, è rappresentata da Q., il misterioso funzionario papale, potentissimo e ubiquo, sempre in grado di trovarsi al posto giusto e al momento giusto per mettere i bastoni fra le ruote, fino allo scontro finale…

Tutto questo è solo una minima parte della ricchezza di questo romanzo, che comprende tantissimi protagonisti e figuranti, amore, morte, amicizia, truffa, scenari immaginifici, pianure fredde e desolate, ricchissime città d’arte, con colpi di scena e cambiamenti di fronte costanti, in una grande cavalcata narrativa che ci trasporta lungo le sue oltre seicento pagine, una cavalcata che intrattiene benissimo il lettore ma che riesce anche a raccontargli una pagina di storia europea secondo un’ottica diversa, quella dei perdenti e dei rivoluzionari .

Alessandra Gabola

Trilogia della citta di K

Agota Kristof, "Trilogia della città di K", copertina.

 

Da un libro, soprattutto da un romanzo ci aspettiamo che racconti una storia con un inizio ed una fine. La narrazione può essere lineare, fatta di flashback, ad episodi, ma quello che ci aspettiamo sempre è che alla fine dalla nostra lettura si sia delineata in maniera chiara una vicenda. Perfino nei gialli, le ambiguità, le menzogne vengono quasi sempre svelate al lettore. Bé ne “La trilogia della città di K” non troverete alcuna certezza. Fin dall’inizio la storia è talmente avvolta nell’indeterminatezza che sentirete l’irrefrenabile impulso di continuare a leggere, di scorrere le pagine per capire, per cogliere finalmente il confine tra ciò che è vero è ciò che non lo è…

Il primo libro della trilogia si intitola “Il grande quaderno”. Siamo in una non meglio precisata città di un altrettanto non precisato paese dell’Est Europa durante un conflitto, verosimilmente la Seconda Guerra Mondiale. Due fratelli, gemelli, vengono affidati dalla madre alle cure della nonna, una donna arcigna e senza cuore che vende tutte le cose che la madre ha lasciato ai bambini lasciandoli con pochi stracci. I due bambini cresceranno da soli con la loro personalissima educazione, con un’etica e un’idea del bene e del male tutta loro, fuori da ogni limite. Sono capaci di tali brutture da farci sperare che quello che stiamo leggendo non sia vero…E soprattutto esistono davvero due fratelli? Sono talmente uniti che a parlare è sempre una voce sola, a compiere le azioni è un unico essere.

Alla fine del libro i due si separeranno e ne “La prova” seguiremo soltanto la vita di Lucas separatosi da Claus. Lo vedremo crescere e innamorarsi, prendersi cura di un figlio non suo, farsi degli amici. Lo vedremo vivere circondato da una umanità al limiti della normalità sempre sospesa tra realtà e finzione. Una finzione che comincia a trovare una spiegazione soltanto nel terzo capitolo “La terza menzogna”. Sembra quasi che tutto il racconto fin qui letto sia il frutto dell’immaginazione di un ragazzino vittima di una tragedia familiare. Ma è davvero così o è soltanto la terza menzogna?

Alessandra Gabola

Ramses II

Il figlio della luce

Uno dei libri più belli dell’egittologo francese Christian Jacq, un racconto contenuto in una saga composta da cinque libri, quali: “Il figlio della luce”, “La battaglia millenaria”, “La battaglia di Qadesh”, “La regina di Abu Simbel” e “L’ultimo nemico”.

Ci viene narrata tutta la vita del mitico faraone Ramses II, figura di particolare interesse per l’antico egitto data la lunghezza del suo regno durato circa 70 anni. Figlio di Sethi I e Tuya, diventò faraone alla morte di suo fratello che alcuni sostengono sia morto in gioventù, altri credono sia stato esiliato dall’impero. Ricordato per la costruzione di molti monumenti, per il numero di mogli e prole, e per aver combattuto e sconfitto gli ittiti.

 Jacq ci descrive con abile maestria tutti i momenti della vita del faraone: dalla giovinezza alla vecchiaia; dall’amore giovanile per la bella Iset fino all’incontro con l’amore della sua vita, la bellissima regina Nefertiti; dagli scontri con gli Ittiti fino alla battaglia di Qadesh; ed anche l’amicizia del giovane faraone con l’ebreo Mosè. Molto interessanti le digressioni sugli usi e i costumi del popolo egizio che ci fanno sembrare di stare vivendo la storia assieme al Faraone. Lettura molto scorrevole, facilitata da frasi brevi e precise.

Non di certo un libro storico, ma un bellissimo romanzo di piacevole lettura che ci farà affacciare per un pò di tempo sulla misteriosa ed affascinante civiltà egiziana. Complimenti all’autore per la descrizione degli avvenimenti e dei personaggi, così vivide che vi sembrerà come se il tutto stesse prendendo vita avanti ai vostri occhi.

Valentina Di Iasio

Credo in un solo oblio. La quarta opera di Antonio Rezza

Antonio Rezza, irriverente e geniale attore teatrale, da sempre trascina, diverte e spiazza il pubblico con spettacoli senza trama, anarchici e paradossali, gettando luce sulla violenza e sulla tragicità dell’esistenza umana e sulle contraddizioni della società.

E questa grande capacità di raccontare la realtà attraverso situazioni assurde la ritroviamo anche nel suo quarto romanzo, Credo in un solo oblio, edito da Bompiani nel 2007.

In un mondo caotico, fatto di rumori e nel quale la gente cammina con la testa bassa, Antonio vive in un inferno interiore, non lavora, non ha vita sociale ed aspetta di morire, prima o poi. Un giorno, decidendo di voler vedersi chiaro, va a farsi una foto. E  mentre il fotografo sta scattando, si muove, come non aveva mai fatto nella sua vita, e nella foto viene mosso.

Tutto comincia qui, da uno “scatto durante lo scatto”, che lo catapulta in una realtà tappezzata della sua immagine. Da questo momento inizia un viaggio surreale tra il mondo dei vivi e quello oltre la foto, fatto di ombre sovversive e di figli solo voce che nascono vecchi, proiezioni di uomini che non esistono e che popolano un mondo desolato, nel quale il protagonista può rifugiarsi per stare solo con il suo desiderio di libertà e per urlare il suo inconscio bisogno di amare. Una realtà parallela che diventa la metafora di un viaggio nella propria coscienza, raccontata da Rezza con sublime bravura e colorata di quell’ ironia amara e pungente che contraddistingue ogni suo lavoro.

Come scrive il maestro Franco Battiato, questo è “un libro folle e fortemente lirico. Ed Antonio Rezza è unique“.

Alessandra Flamminio


Emmaus, recensione

Baricco

Proprio sul finire del 2009 è stato pubblicato dalla Feltrinelli l’ultimo libro di Alessandro Baricco: Emmaus.

Deve il suo nome da un episodio preso dal Vangelo (che lui stesso narra nel libro) in cui si parla dell’incontro che hanno due uomini con Cristo risorto presso la cittadina omonima ed al quale, pur non riconoscendolo, offrono riparo e cibo per la sera; perchè dare un nome “biblico” ad un libro che parla di sesso, musica e molto altro? domanda lecit, con una risposta semplice… i ragazzi narrati da Baricco, hanno in comune un “dono”, quello della fede.

Ogni giovane la vide a modo proprio, c’è chi, come il Santo, arriva ad andare a caccia di demoni, chi, come Bobby, si rende conto che quella cristiana non è la sua strada… un variegato affresco dell’età più difficile è quello che emerge dalle parole dello scrittore torinese, problemi che tutti i ragazzi hanno o avranno, talvolta portati all’estremo, altre alleggeriti, ma tutto visto attraverso gli occhi del protagonista, anche egli 17enne, che si trova a dover affrontare il suicidio di un amico od a dover gestire un’improvvisata orgia, quando di sesso non sapeva nulla, mantenere segreti difficili da custodire,  giostrare crisi di coscienza, vedere allontanare amici che credeva imperdibili… insomma, un protagonista che si trova al bivio che lo porterà ad essere un uomo oppure a rimanere un eterno Peter Pan.

Un libro complicato nella sua leggerezza, sicuramente interessante ed imperdibile, con un finale a sorpresa, ma, come nei migliori casi, relativamente aperto… chissà se Baricco non decida di regalarci un sequel?

Alessia Mincinesi