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“La ragazza drago” di Licia Troisi.

La ragazza drago- l'eredità di Thuban

L’eredità di Thuban, è il primo libro che narra le vicende e la storia della ragazza drago. Sofia vive in un istituto dove è cresciuta e pensa che mai nessuno la adotterà, dal cancello del posto dove vive, vede Roma, la osserva triste pensando alla sua solitudine. Finchè un eccentrico professore di antropologia la prende con sè e la conduce a vivere in una casa sul lago, costruita intorno ad un albero molto antico. Il professore sembra conoscere molte cose del passato della ragazza, un passato lontano, oscuro e magico che le ha lasciato un neo sulla fronte, un neo che è il segno dell’eredità dell’ultimo dei draghi :  Thuban.  Il segno che Sofia porta impresso sulla fronte è segno che in lei alberga lo spirito del drago, Thuban, che ha sconfitto ed imprigionato nelle viscere della terra, Nidhoggr, la feroce viverna alata che voleva distruggere l’albero del mondo ed alterare per sempre l’equilibrio della natura. Ora, dopo trentamila anni la viverna, nutrendosi della rabbia e della stupidità degli uomini, si sta risvegliando e sarà proprio Sofia, la ragazza con il neo sulla fronte, a difendere la stirpe di drago.

Licia Troisi è una scrittrice romana, nata nel 1980, astrofisica.  Ha venduto più di 800,00 copie con  le saghe delle “Cronache del mondo emerso” e delle “Guerre del mondo emerso”. Conosciuta come scrittrice fantasy non solo in Italia, ma anche in Germania, Spagna, Francia, Russia ed altri paesi. Alcuni indicano “La ragazza drago”come una storia per bambini, in realtà è un libro ben strutturato che cela tra le sue pagine, insegnamenti e morali di vita quotidiana.

Farfaruga.

Herta Muller, L’ altalena del respiro

Herta Muller, L' altalena del respiro

Questa storia inizia nel gennaio del 1945, la guerra non è ancora finita e per ordine dei sovietici i romeni di origine tedesca vengono deportati nei campi di lavoro forzato. Ed è qui che ha inizio la tragica vicenda di un ragazzo di diciasette anni Leo Auberg, che per cinque lunghi anni sopporterà l’ incubo della deportazione, del freddo, della fame e dell’ umiliazione della vita del lager.

Un romanzo commuovente scritto a quattro mani da Muller guidato in questo terribile viaggio dai ricordi di un soppravvissuto a quell’ inferno Oskar Pastior, morto durante la stesura del romanzo, terminato in sua memoria da Muller qualche tempo dopo.

Una vicenda che racconta una pagina di storia poco conosciuta agli occidentali, ma che una volta letta rimane impressa nella memoria storica di ognuno di noi.

Uno stile abilemente malleato dal realismo più crudo dei ricordi alla poetica descrizione delle speranze.

Leggendo vi sembrerà di vivere con Leo la sua fatica, la fame, la morte quotidiana che lo circondava, la rassegnazione alla crudeltà e le speranze provvisorie.

La giovinezza negata di Leo vi procurerà un’ estrema sofferenza che vi terrà inchiodati al libro fino alla fine.

Una storia troppo vera e vicina per non scalfire il cuore, scritta attraverso gli occhi di chi ha visto e non può dimenticare cosa significhi perdere tutto anche la dignità di uomo che non smette mai di sognare la perduta libertà.

Muller descrive tutto minuziosamente, la sua è quasi un’ ossessione per il dettaglio che però permette al lettore di entrare in quel tremendo lager e di perdere qualcosa: l’ ingenuità di chi non ancora sapeva.

Federica Malvicini